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Quando il partner diventa “mamma o papà”: perché così si spegne il desiderio

Molte crisi di coppia nascono da dinamiche silenziose in cui uno dei due assume il ruolo di genitore, mentre l’altro si ritrae in una posizione di dipendenza emotiva

C’è un momento, spesso trascurato, in cui qualcosa nella coppia cambia radicalmente. Non è un evento improvviso, non è una lite memorabile. È un tono che si abbassa o si irrigidisce. Una frase che inizia con “dovresti”. Uno sguardo che controlla. Un altro che si ritrae. Accade così. Lentamente.

Lui corregge. Spiega. Anticipa. Sa cosa è giusto, cosa è meglio, cosa andrebbe fatto. Lei ascolta. Si giustifica. Si sente in difetto, anche quando non sa bene perché.

Oppure il contrario. Cambiano i ruoli, non la dinamica.

Il dialogo diventa funzionale, educativo, protettivo. Sembra cura. Sembra attenzione. E invece, poco a poco, scivola altrove. Non è più uno scambio tra due adulti che si incontrano. È una relazione asimmetrica, dove uno guida e l’altro segue, uno sa e l’altro impara, uno regge e l’altro si appoggia.

Nel corpo questa trasformazione si avverte prima che nelle parole. Le spalle di chi “sa” si sollevano. Il petto si tende. Lo sguardo guarda dall’alto. Chi “dipende” abbassa il mento, chiude il torace, trattiene il respiro.

Non c’è cattiveria. C’è una storia che si ripete.

Leggi anche: La gestione delle emozioni in coppia come via per una relazione più autentica

Quando la coppia smette di essere adulta

Molte dinamiche disfunzionali di coppia affondano le radici in una posizione infantile non riconosciuta. In particolare la gelosia, quella che non nasce da un fatto concreto ma da un’angoscia profonda, ha spesso questa origine.

Il bambino vive la madre come “mia e solo mia”. Quando teme di perderla, reagisce con paura, rabbia, controllo. È un movimento primario, istintivo. Serve alla sopravvivenza.

Quando lo stesso meccanismo viene trasferito nella relazione adulta, il partner smette di essere un altro da sé e diventa una figura genitoriale simbolica. Qualcuno che deve esserci sempre, capire tutto, rassicurare, scegliere al posto nostro. Da qui nascono richieste di esclusività, gelosie sproporzionate, bisogno continuo di conferme.

Questo non è amore. È dipendenza travestita.

Un'immagine tratta da un corso di Tantra e Amore, una coppia si abbraccia | Tantra e amore

Il punto di vista: due adulti che si guardano

Nel nostro lavoro quotidiano con le coppie, insistiamo su un punto semplice e radicale: il desiderio ha bisogno di parità. Due adulti che si guardano. Non un genitore e un figlio.

Nei gruppi questa dinamica è evidente nel corpo, prima ancora che nel racconto. Chi assume il ruolo del “genitore” appare spesso rigido, verticale, contratto verso l’alto. È carico di responsabilità, controllo, doveri. Chi assume il ruolo del “figlio” è più raccolto, chiuso, talvolta crollato verso il basso. Aspetta, chiede, spera.

Queste posture non sono metafore astratte. Sono assetti fisici che parlano di una relazione sbilanciata. E il desiderio, in uno spazio così, fatica a respirare.

Perché il desiderio non nasce dove qualcuno educa e qualcun altro obbedisce. Nasce dove c’è rischio, distanza, alterità.

Il bambino interiore lasciato solo

Quando il bambino interiore non viene visto e contenuto dalla parte adulta della persona, tutte le aspettative affettive finiscono nelle mani del partner. È un passaggio quasi automatico. Se non mi prendo cura di me, chiederò all’altro di farlo.

Il partner diventa così il sostituto simbolico di mamma o papà. Deve calmare, proteggere, rassicurare, dare senso. Ma nessun partner può reggere questo carico senza pagare un prezzo.

Arriva la frustrazione. Arriva la delusione. Arriva la stanchezza.

Perché il partner non può, e non deve, svolgere una funzione genitoriale. Quando questo scambio è reciproco, la coppia entra in un circolo vizioso: io mi aspetto che tu colmi i miei vuoti, tu ti aspetti lo stesso da me. Due bambini che si tengono per mano cercando un adulto che non c’è.

Il desiderio, in questo scenario, si ritira. Non per mancanza di amore, ma per mancanza di spazio.

Quando l’eros ha bisogno di distanza

L’eros non ama la fusione totale. Ha bisogno di distanza. Di confini. Di due identità distinte che possono avvicinarsi senza annullarsi.

Quando uno dei due diventa “mamma o papà”, la relazione scivola su un piano accudente e rassicurante. Utile, forse, per sentirsi al sicuro. Ma incompatibile con il desiderio.

Il desiderio vive nella tensione. Nella curiosità. Nel non sapere fino in fondo chi è l’altro. Dove tutto è prevedibile, spiegato, corretto, l’eros perde vitalità.

Non scompare di colpo. Si spegne lentamente. Come un fuoco a cui manca l’aria.

Gloria e Maurizio durante un corso di Tantra e Amore | Tantra e Amore

Un modello che oggi non regge più

Nelle generazioni passate, questo tipo di legame poteva durare. Non perché fosse sano, ma perché il contesto lo sosteneva. Separarsi era difficile, spesso impossibile. Le condizioni economiche, sociali e culturali tenevano insieme coppie profondamente sbilanciate.

Oggi quel contenitore non c’è più.

Il carico emotivo diventa rapidamente insostenibile. Il rapporto perde energia, eros, tensione desiderante. E la coppia, privata di vitalità, si rompe.

Non basta cambiare linguaggio

Un punto centrale del nostro lavoro riguarda proprio questo aspetto: non basta smettere di dire “dovresti”. Serve riconoscere cosa c’è sotto.

Il bisogno di controllo. Il bisogno di essere accuditi. La paura di essere lasciati. La fatica di stare in piedi da adulti.

Portare tutto questo a galla richiede onestà. Con se stessi prima ancora che con il partner. Perché dietro il ruolo del genitore c’è spesso un adulto stanco. Dietro il ruolo del figlio, un adulto che ha paura.

Leggi anche: Come si crea una connessione emotiva che nutre davvero entrambi

Tornare adulto-adulto

La coppia può diventare un allenamento prezioso. Un luogo dove osservare il proprio linguaggio, prima ancora del comportamento.

Quante volte correggo? Quante volte spiego come se l’altro non sapesse? Quante volte chiedo di essere salvato, rassicurato, preso in braccio?

Fermarsi. Ascoltare. Sentire cosa accade nel corpo quando emerge uno di questi movimenti.

Tornare adulto-adulto non significa diventare freddi o autosufficienti. Significa assumersi la responsabilità dei propri bisogni, senza delegarli. Significa incontrare l’altro non per essere completati, ma per condividere.

Il desiderio, da lì, può tornare a muoversi. Non come promessa. Come possibilità reale e presente.

Che cosa accade alla relazione quando il partner smette di essere il luogo in cui depositare ferite infantili e diventa di nuovo un altro adulto, distinto, davanti a noi? se la relazione matura non nascesse dall’illusione della fusione, ma dalla scelta quotidiana di restare in un incontro adulto, fatto di confini, presenza e responsabilità emotiva condivisa?

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Takeaways

  • Nella coppia, il passaggio da adulto ad accudente crea automaticamente una posizione infantile nell’altro. È una dinamica relazionale, non un problema di carattere.
  • La gelosia più intensa affonda le radici in un bisogno di esclusività tipico del legame genitore-figlio, non di una relazione adulta tra pari.
  • L’eros nasce dall’incontro tra due adulti autonomi. Dove uno guida, corregge o salva, il desiderio perde spazio e vitalità.
  • Delegare al partner il compito di rassicurare, contenere o colmare vuoti emotivi genera frustrazione e logora la relazione nel tempo.
  • Osservare il proprio linguaggio e i propri ruoli permette di riportare la relazione su un piano adulto-adulto, dove il desiderio può tornare a circolare.

FAQ

Perché il desiderio diminuisce quando uno dei partner diventa troppo accudente?

Perché l’accudimento costante crea una dinamica asimmetrica. Il desiderio ha bisogno di distanza, alterità e responsabilità adulta, non di protezione genitoriale.

È possibile amare e allo stesso tempo non fare da “mamma o papà” al partner?

L’amore adulto si basa sulla condivisione, non sulla sostituzione. Prendersi cura non significa assumersi il ruolo di genitore emotivo.

Come riconoscere se nella coppia si è entrati in una dinamica genitore-figlio?

Quando uno corregge spesso, sa sempre cosa è giusto e l’altro si sente inadeguato, dipendente o in colpa, è probabile che la relazione abbia perso la parità.

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